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Critiche |
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Rita Sala, Il Messaggero ...Così, di fronte alla storia immortale degli amanti di Verona, dramma giovanile di Shalespeare, [Proietti] non ha tradotto il dramma in fedele tradizione, nè, tantomeno, l'ha trasformato in esperimento snob. Il suo spettacolo ha davvero (ed era negli intenti) un segno di nobile popolarità che lo rende cibo per i giovani e, più estesamente, ricreazione per tutti. Grintoso, fremente, emozionale, corre all'epilogo con l'ingordigia di un torrente, ma senza tralasciare i motivi fondanti della Poesia shakespeariana. E consumandosi da una scena all'altra, adotta il moto perpetuo dei ragazzi di oggi: il possedersi subito attraverso gli occhi; il volersi totalmente, ignorando l'attesa; il giudicare ostacoli da abbattere ad ogni costo quelli che si oppongono al soddisfacimento della passione d'amore, siano essi politica, parentelea, convenienza, amicizia, rispetto della vita. Ecco allora i due tempi, fulminanti. Nel primo (poco più di un'ora) la conoscenza e l'innamoramento, mentre attorno ai due "desideranti" si dipana la Verona divisa e rissosa dei Capuleti e dei Montecchi, (...) dei duelli corsari che sembrano, qui, ora agili scazzottate da stadio, ora estetici scontri da film di cappa e spada. (...) Se è davvero Eminem, con le sue scansioni da barrio e le gare di rima fra rapper, a far da cuore al primo tempo, le armonie di Elgar (Variations on an original theme) abbracciano invece il tempo del dolore. (...) Che altro? Forse l'aura di amore-morte che Proietti, usando una lingua sakespeariana ma attuale, spolvera sull'evento, fra ironia e immedesimazione. Con la generosità, l'arte e il mestiere di un grande scrittore di romanzi d'appendice.
Franco Cordelli - Il Corriere della Sera 16/10/03 ...Per l'inaugurazione, Proietti ha presentato Romeo e Giulietta, nella versione di Angelo Dallagiacoma: un testo che permette di coniugare le sue tentazioni o meglio le sue passioni, quella del teatro-teatro e quella del teatro popolare... [lo spettacolo] non viene meno al compito di mettere in luce le sfumature del carattere femminile, specie se si pensa al ruolo della nutrice Nadia Rinaldi: compiacenza, condiscendenza ed apprensione coprono come un manto la breve vita di Giulietta, che è Valentina Marziali, una Giulietta tutta slanci (...) Del resto il Romeo di Alessandro Averone è tutto impeti, scatti, un fascio di solidi nervi (...) [il Mercuzio di Alessandro Albertin e il Tebaldo di Carlo Ragone] sono due ragazzi pronti a prendere le armi e a sacrificare la propria vita, il primo in nome dell'amicizia e il secondo in nome della nobiltà, ovvero del proprio sprezzo per la morte. E' nel complesso un Romeo e Giulietta che corre via in modo indiavolato, di sicuro non ci si annoia, Proietti non ricorre ad alcun lenocinio, confermando nella scelta dei costumi semplici ed efficaci, o nel ritmo, la sua vocazione a conferire un'impronta popolare, in senso buono, ad un'opera eccelsa del teatro di ogni tempo.
Rodolfo di Giammarco - La Repubblica 16/10/03 ...Proietti ha optato comprensibilmente per un Romeo e Giulietta in chiave di scavezzacolli, di bande dei contrapposti casati Capuleti e Montecchi plasmati come rappanti branchi di ragazzi in tute nere da scherma, con i due giovani amanti presi da una passione precipitosa come quella degli adolescenti del tutto-e-subito di adesso. Spettacolo dunque temperamentoso e generazionale (...) e oltre alla riconoscibile e collettiva mano di Proietti (...) c'è l'impatto con i 22 attori della compagnia. La Giulietta della ventiduenne Valentina Marziali (...) è una scoperta sicura ma di strano segno, anche inquietante: il suo corpo in miniatura ha in serbo una tempra d'acciaio dal Lolita (...) Il Romeo di Alessandro Averone è un sano bellimbusto acerbo, una vittima-uomo predestinata. Svetta (...) l'intrigante e famigerato Mercuzio del davvero bravo Alessandro Albertin, che quando muore in duello toglie un duende alla commedia (...) Il pubblico mostra di apprezzare assai la compagnia, e il teatro duro e schietto che la ospita, dedicandogli generosissimi applausi.
Renato Ribaud - L'Avanti (...) Ma parliamo pure di questo Romeo e Giulietta andato felicemente in scena con una promettente formazione che ha saputo affrontare con coraggio e disinvoltura una delle storie più belle ed emozionanti mai scritte nella storia del teatro. (...) Giulietta è più autentica di Romeo. La sua dichiarazione d'amore al balcone è una lezione di dignità, purezza, di sincerità. (...) Per quanto riguarda il linguaggio adottato nel dramma si possono distinguere due registri: i dialoghi tra i due amanti sono un canto di straordinaria grazia, mentre gli altri sono caratterizzati da una lingua sovraccarica di giochi vervali, che commuove quando, sulle labbra di Mercuzio morente (Alessandro Albertin), diviene sfida della giovinezza alla morte. (...) La performance inaugurale è stata moderna e dinamica, con una colonna sonora che variava dalla techno alla musica classica. (...) (Gigi Proietti), qui quale attento regista, non ama le visioni piagnucolose e considera questo testo duro e violento con grandi squarci lirici. Punta, perciò, sulle terribili faide familiari e sugli incorntri sorretti dalla passione fisica, ineluttabile e dolorosa come sempre è l'amore. L'energia e la freschezza di questi attori può riuscire a mantenere intatte le emozioni del dramma. |