Critiche

Rita Sala, Il Messaggero di Roma

C'è una ragione per il successo che già al Romano di Verona (dove ha debuttato in "prima" nazionale...) era arriso alla versione delle Allegre comari di Windsor di Shakespeare firmata da Gigi Proietti per l'interpretazione di Giorgio Albertazzi... Ed è l'accento contemporaneo scelto dal regista (che ha lavorato sui testi insieme ad Angelo Dallagiacoma) per trasmettere alla gente d'oggi l'umore del grande personaggio centrale. Umore nel senso di spirito e nel senso di humour. Nonchè, mutuando suggestioni sia dal drammaturgo inglese che dal libretto di Arrigo Boito per il Falstaff verdiano, l'insieme di situazioni oggettive che intorno a quest'aura lievitano e si librano... Cooptando, per il copione del presente allestimento, anche il libretto di Boito per Verdi, il duo Proietti-Dallagiacoma assume ulteriore vitalità, quella melodrammatica, e una vis mediterranea che carica la commedia di brillantezza, comicità, gioco, allusione. Mai di farseschi "fuori misura"... Il connubio tra la passione proiettiana per l'arte contaminata e spuria, così capace di "comunicare", e lo stile dell'attore principale, così capace di "recitare", arrivano a una messinscena che non ha e non dà tregua. Che diverte in superficie, punzecchia sottopelle, tagliuzza in profondità...

Da fonte internet

VERONA - Non ne possiede il fisico strabordante, ma poteva aiutarlo un'imbottitura: col suo piglio di sbruffone smargiasso e aggressivo, Gigi Proietti sarebbe stato un Falstaff stupefacente. Ancora una volta l'attore romano ha preferito scegliersi però il ruolo di regista e, nel suo allestimento di Falstaff e le allegre comari di Windsor al Teatro Romano di Verona, per il protagonista entrato per l'occasione nel titolo, ha puntato su Giorgio Albertazzi, che a sua volta non ha il fisico, ma avanzando in età, davanti ai grandi personaggi trova sempre più spesso uno stato di grazia intriso di follia... La riedizione veronese parte dunque dalla nuova versione viva e provocatoria firmata da un traduttore pazzo di Shakespeare come Angelo Dallagiacoma il quale, oltre ad arrangiare qualche scena, attualizza a man bassa fino a coinvolgere il ministero delle pari opportunità, ma cita anche spiritosamente l'Amleto, Pirandello e soprattutto Verdi di cui tornano attacchi e motivi prima dell'esplodere finale di "Tutti gabbati!"...

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