Mi
piacerebbe poter scrivere qualcosa di estremamente intelligente su questo
spettacolo meraviglioso, il migliore, nella mia modesta e soprattutto
attendibilissima opinione, dai tempi di Leggero
Leggero.
Perchè
stavolta Gigi, nella consueta confezione che è l'espressione più vera
del suo teatro (e che, nonostante gli innumerevoli tentativi di
imitazione, rimane soltanto suo) mette un pò più della sua anima.
Perchè non ha più bisogno di stupire il pubblico con stratosferiche
dimostrazioni di possanza fisica e di tecnica, perchè può permettersi di
accoglierlo alla sua festa come un amico
Poi Proietti
ritorna in sè, indossa il fumando di prammatica, e riesce ad essere
addirittura elegante mentre disquisisce sui molteplici significati della
parola che definisce gli escrementi, racconta barzellette come se fossero
monologhi di Eduardo, sussurra al microfono le note dell'adorato swing
americano. Ma non è da solo sul palcoscenico: il gesto perentorio della
mano a spostare i capelli arruffati resuscita Anna Magnani; il baricentro
spostato all'indietro, la voce arrochita rievocano Fabrizi; Vittorio
Gassman ricompare nel luogo che gli compete quando la voce di Gigi si
modula sulla sua. E Gabriella Ferri ricanta Le Mantellate con le
voci delle ragazze del coro, che si presentano in proscenio avvolte in
lunghi scialli da carcerate, a piedi nudi, e ti fanno vedere le sbarre che
le costringono muovendosi appena. E Renato Rascel dispiega le ali del suo
modernissimo nonsense, e Paolo Stoppa, incredibilmente imitato non solo
nella voce, ringhia il monologo di Shylock, che Gigi invece recita con
estrema pacatezza, per dare al significato terribile delle parole che dice
il loro giusto valore.
E
anche il secondo tempo, programmaticamente dedicato ai bis, ha tutto il
sapore di uno spettacolo nuovo: Gigi racconta di sè, del teatro, di chi
lo ha preceduto, dell'avanspettacolo mettendo in scena un'esilarante Signora
delle Camelie, e la memoria, che tanta importanza ha sempre avuto nei
suoi spettacoli, si fa cosa viva, e si rimarrebbe in eterno a sentirlo
raccontare, prendendo a prestito le parole di Belli e John Donne, come
succede quando incontri un amico che hai amato molto dopo tanto tempo, e
sembra che l'hai lasciato cinque minuti prima.
Lo
aiutano in questa impresa che è davvero un'ideale prosecuzione di Io,
Tòto e gli altri ma senza alcun autocompiacimento, un gruppo di
giovani attori dai tempi perfetti, capeggiati da Massimiliano Giovanetti,
e partecipano all'importante compleanno, che è solo un
"comincio", come in ogni festa che si rispetti, le figlie
Susanna, cui si devono i bei costumi, efficaci ed eleganti, e Carlotta,
impegnata con il padre in un amorevole e divertito duetto.
Non
so se ho reso. Poi, se non vi fidate, potete sempre Leggere
le critiche.