Gigi Proietti: Serata d'onore

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2004 Di Gigi Proietti su testi di Luigi Magni, Roberto Lerici, Gianni Clementi, Dino Verde, Fiorenzo Fiorentini, Bruno Lauzi, Sergio Bardotti, Bruno Broccoli Regia di Gigi Proietti

Mi piacerebbe poter scrivere qualcosa di estremamente intelligente su questo spettacolo meraviglioso, il migliore, nella mia modesta e soprattutto attendibilissima opinione, dai tempi di Leggero Leggero.

Perchè stavolta Gigi, nella consueta confezione che è l'espressione più vera del suo teatro (e che, nonostante gli innumerevoli tentativi di imitazione, rimane soltanto suo) mette un pò più della sua anima. Perchè non ha più bisogno di stupire il pubblico con stratosferiche dimostrazioni di possanza fisica e di tecnica, perchè può permettersi di accoglierlo alla sua festa come un amico

Poi Proietti ritorna in sè, indossa il fumando di prammatica, e riesce ad essere addirittura elegante mentre disquisisce sui molteplici significati della parola che definisce gli escrementi, racconta barzellette come se fossero monologhi di Eduardo, sussurra al microfono le note dell'adorato swing americano. Ma non è da solo sul palcoscenico: il gesto perentorio della mano a spostare i capelli arruffati resuscita Anna Magnani; il baricentro spostato all'indietro, la voce arrochita rievocano Fabrizi; Vittorio Gassman ricompare nel luogo che gli compete quando la voce di Gigi si modula sulla sua. E Gabriella Ferri ricanta Le Mantellate con le voci delle ragazze del coro, che si presentano in proscenio avvolte in lunghi scialli da carcerate, a piedi nudi, e ti fanno vedere le sbarre che le costringono muovendosi appena. E Renato Rascel dispiega le ali del suo modernissimo nonsense, e Paolo Stoppa, incredibilmente imitato non solo nella voce, ringhia il monologo di Shylock, che Gigi invece recita con estrema pacatezza, per dare al significato terribile delle parole che dice il loro giusto valore.

E anche il secondo tempo, programmaticamente dedicato ai bis, ha tutto il sapore di uno spettacolo nuovo: Gigi racconta di sè, del teatro, di chi lo ha preceduto, dell'avanspettacolo mettendo in scena un'esilarante Signora delle Camelie, e la memoria, che tanta importanza ha sempre avuto nei suoi spettacoli, si fa cosa viva, e si rimarrebbe in eterno a sentirlo raccontare, prendendo a prestito le parole di Belli e John Donne, come succede quando incontri un amico che hai amato molto dopo tanto tempo, e sembra che l'hai lasciato cinque minuti prima.

Lo aiutano in questa impresa che è davvero un'ideale prosecuzione di Io, Tòto e gli altri ma senza alcun autocompiacimento, un gruppo di giovani attori dai tempi perfetti, capeggiati da Massimiliano Giovanetti, e partecipano all'importante compleanno, che è solo un "comincio", come in ogni festa che si rispetti, le figlie Susanna, cui si devono i bei costumi, efficaci ed eleganti, e Carlotta, impegnata con il padre in un amorevole e divertito duetto.

Non so se ho reso. Poi, se non vi fidate, potete sempre Leggere le critiche.

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la locandina

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Marc'Aurelio

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Gatti de Roma

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Qualche istantanea

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Rugantino

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Fly me to the moon

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Tre minuti, chi è di scena...

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Susanna (al centro) con il cast

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Carlotta in Moon Dance

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