Le critiche

ITALIA SERA

...un irresistibile Gigi Proietti... Legati dal collante Gigi Proietti che nelle vesti di doppiatore in servizio apre i vari episodi del film, “Un’estate al mare” vuole offrire un ricco campionario di varia umanità in costume da bagno che finisce però per pagare lo scotto di una rapidità che spesso fa rima con superficialità. Così, più che sullo scritto, le diseguali strisce comiche dei Vanzina si reggono sulla bravura e la simpatia degli interpreti capeggiati da un Proietti che porta sullo schermo con ottimi risultati una farsa teatrale (liberamente ispirata a un pezzo del grande Dino Verde) tutta equivoci e giochi di parola.

CORRIERE DELLA SERA.IT

...Il film, poi, si chiude recuperando Gigi Proietti, voce narrante degli episodi precedenti, nei panni di un attore smemorato, chiamato all'ultimo momento a sostituire un collega nella Signora delle Camelie: la sua cagnaggine e le storpiature cui sottopone le battute di Dumas trasformano un fallimento annunciato in un successo comico. Regalando, per merito di uno sketch celebre di Dino Verde, le poche risate di un film altrimenti fuori registro.

IL GIORNALE.IT

...Il più simpatico è il siparietto con Proietti, il più loffio quello con Ceccherini.

LIBERAZIONE

...Il risultato è un minestrone in cui nulla è originale e si ride poco - l'unico a far cadere dalla sedia è Gigi Proietti, ma lo sketch è addirittura di Dino Verde...

IL MESSAGGERO

...Ode a Gigi Proietti, voce narrante e attore smemorato che storpia le battute de La signora delle camelie. Grazie ai Vanzina per aver restituito al cinema questo genio. Grazie a Proietti per ricordarci che nella popolanità c’è la nobiltà del comico....

FILMFILM.IT

La comicità non va in vacanza. L'ultima creatura partorita dai fratelli Vanzina regala all'archivio una brillante pellicola, in grado di restituirci - almeno in parte - quell'atmosfera di leggerezza dei vecchi capolavori in stile Sapore di mare.
Nonostante l'opera sia divisa in sketch, ogni gag risulta abbastanza gradevole, toccando decisamente l'apice con il rocambolesco finale targato Gigi Proietti.
La sua consueta audacia recitativa, si accosta perfettamente alla sua spontanea comicità, e nel precipuo caso dimostra un'eccezionale abilità nel mettere in scena una farsa teatrale che riesce, genialmente, nel pur difficile compito di far vivere allo spettatore le stesse emozioni degli spettacoli dell'attore romano, ridendo di gusto a regolari intervalli di pochi secondi, e risultando pertanto il vero asso nella manica, che non a caso viene giocato dai registi proprio come atto conclusivo.
Se è vero che i Vanzina ormai cavalcano l'onda di una riproposizione del vecchio stile, con una minore volgarità rispetto a qualche opera decisamente trash di un passato non troppo remoto, è al contempo doveroso dire che Proietti è l'unico in grado di permettersi l'utilizzo di "parolacce", senza risultare mai troppo scurrile, anzi riuscendo a farle calzare a pennello nel contesto...

MOVIEPLAYER.IT

...Tanta carne al fuoco, tanti personaggi e tante situazioni 'scomode' ma niente che sia in grado di convincere o di far veramente ridere, eccezion fatta per lo strepitoso episodio conclusivo (da sbellicarsi letteralmente dalle risate) che vede Gigi Proietti, fino a quel momento voce narrante dell'intero polpettone nei panni di un disinvolto doppiatore, esibirsi in uno sketch farsesco-teatrale (tratto da un testo di Dino Verde) sulla falsa riga de La signora delle camelie di Dumas, già portato con successo in teatro dal grande attore romano...

Il MATTINO

(...) si tratta di cinema d'evasione d'autore, perché val la pena di sottolineare che i fratelli Carlo e Enrico ancora una volta danno prova di come si possono trattare i generi «bassi» con tocco personale e invenzioni narrative. Basti pensare all'espediente adottato per rendere meno pretestuoso l'assemblaggio delle sette storie e al gioco metalinguistico e metanarrativo che consente a Gigi Proietti, un ex grande attore che soffre di vuoti di memoria e può esprimersi solo come doppiatore, che prima fa da voce narrante dei singoli episodi a vista (lo si vede che registra in uno studio di doppiaggio) e poi finito il lavoro, entra in scena con l'ultimo episodio nel quale mentre è in vacanza a Porto Rotondo, sostituisce un amico attore in una «Signora delle Camelie». Sulle note di «Un'estate al mare» che dà il titolo al film, lanciata da Giuni Russo, i Vanzina fotografano l'irrinunciabile rituale italiano delle vacanze al mare attraverso sette vicende ambientate in altrettanti luoghi canonici del divertimento estivo (...) i Vanzina schizzano alla loro maniera tipologie e situazioni dell'Italia di oggi (e di sempre), muovendosi tra maschere irridenti e osservazioni sociologiche.

FILMUP

(...) Il tutto, con il doppiatore Giulio (Gigi Proietti) a fare da filo conduttore tra i vari episodi, fino al momento in cui, in vacanza a Porto Rotondo, si trova costretto a sostituire il grande attore Giorgio Adonazzi (Maurizio Micheli) nella rappresentazione teatrale "La Signora delle Camelie", conseguendo esilaranti risultati a causa dei suoi problemi di memoria.
Per il miglior segmento del film, il quale, liberamente ispirato ad uno sketch dell'umorista Dino Verde, racchiude l'intero senso dell'operazione, volta a porre in evidenza l'importanza di una tipologia di spettacolo popolare spesso prepotentemente e facilmente bollata con l'aggettivo "volgare" da critici interessati unicamente a promuovere la cosiddetta "autorialità". (...)

MYMOVIES.IT

(...) Siamo alle solite. Sempre più a corto di idee e di energia vitale, la premiata ditta Vanzina sforna l'ennesimo prodotto commerciale, mascherato da baluardo della commedia all'italiana e puntualmente sabotato dall'approssimazione e dalla gratuità.
Non basta nemmeno l'irrisione sovrana di Proietti a impedire che il senso del racconto coli a picco in un mare salmastro, si ha addirittura la sensazione che i suoi ammiccamenti, il suo istrionismo e l'eccellenza d'attore vogliano fornire un vaccino contro la miseria e l'imbarazzo di un film slegato da qualunque realtà. La presenza sproporzionata di Proietti (c'è un evidente scarto con il sistema (in)espressivo della pellicola) è sintomo evidente di insicurezza, di un cinema che non sa più dove andare a cercare la bellezza.
Quasi certamente baciato dal sole e dal successo nelle sale, è consolante l'oblio a cui il film è destinato subito dopo essere stato consumato.