Critiche

Paolo d’Agostini, La Repubblica, 24/10/2002

…Invece, prima notizia, Febbre da Cavallo la Mandrakata è un film comico divertente e brillante, non ha l’aria triste e patetica dei tentativi di risvegliare le glorie passate ed è assolutamente all’altezza dell’originale di papà Steno, anno 1976…

 

Gian Luigi Rondi, Il Tempo 24/10/2002

…I caratteri, sia quelli dei personaggi già noti sia dei nuovi, sono disegnati e poi rappresentati cin la malizia necessaria, il gioco degli stratagemmi e degli inganni si dipana con gli stessi sapori pepati che appunto costituivano lo smalto della commedia all’italiana fra i Sessanta e i Settanta, non ci sono volgarità e i dialoghi, evitando le scurrilità e i doppi sensi, infiorettano l’azione di battute sapide, in equilibrio astuto tra il brio e la beffa. Con il sostegno valido di quello stuolo di interpreti che sembrano tutti voler rinnovare i fasti e i frizzi della lieta comicità di una volta. A cominciare da Luigi Proietti che, specialmente quando, per i suoi bidoni, deve assumere personalità varie, si diverte (e ci diverte) con l’imitazione ghiotta dei più disparati accenti dialettali, arrivando quasi a un festival di sé stesso.

 

Fabio Ferzetti, Il Messaggero 1/11/2002

Eccoli qua. Sono tornati. Sono sempre loro... Ma Mandrake e er Pomata non sono cambiati di una virgola. Sempre pronti a giocarsi tutto all'ippodromo, tanto sono nati per sognare e perdere, lo sanno bene (anzi, questa consapevolezza è una delle poche vere novità rispetto all'originale). Sempre capaci delle più incredibili "sòle" per racimolare qualcosa da puntare ai cavalli. Dieci kg di bistecche o la mazzatta di un funzionario, tutto fa brodo purchè ci sia qualcosa da giocarsi. Perchè senza brivido che vita è? Piccola epopea romanesca e plebea, variazione comica e affollata di figure irresistibili su un tema illustre come il demone del gioco, Febbre da cavallo di Steno suonava amabilmente datato nei modi e nelle tipologie umane già nel '76, figuriamoci il suo seguito girato oggi. Eppure, anzi forse proprio per questo, La Mandrakata è uno dei migliori film dei Vanzina, uno dei pià fedeli a un'idea di cinema forse tramontata ma senz'altro gloriosa... è anche una grande occasione per attori a cui il cinema, specie ultimamente, ha dato poco. In testa Luigi Proietti, Nancy Brilli ed Enrico Montesano, mai così sfrenati, mai così affiatati (c'è persino una breve parentesi quasi sentimentale tra la Brilli e Proietti). Il resto lo fanno il fregolismo di Proietti... il divertimento gaglioffo, quasi infantile, che trasuda dal continuo gioco dei travestimenti, accentuato dalla crudeltà ostentata e tutta romana delle battute (vittima designata il napoletano Carlo Buccirosso, erede di Peppino)... La mandrakata è e vuol essere un film che si vede con la pancia.

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